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Altro che gioia per la finale di Coppa Italia conquistata dopo la battaglia di Bergamo, il nodo è un altro: lo sciopero dei tifosi, la Lazio è sola. Anche lunedì sera contro l’Udinese l’Olimpico era deserto, circa novemila gli ingressi ai tornelli dello stadio, un piccolo ma sostanziale passo indietro rispetto ai 12.000 contro il Parma. In pratica la quasi totalità dei 30.000 abbonati hanno sposato lo sciopero a oltranza dei gruppi organizzati contro il presidente Lotito. Chi sperava che il fronte, col passare delle settimane si rompesse, ha avuto una cocente delusione. Non sono soltanto gli ultras, la contestazione contro l’attuale società è totale, colpisce ogni livello, curva, distinti e anche le tribune. Una Caporetto che dura da fine gennaio con Lotito fermo sulle sue posizioni. La novità dell’altra sera è la presa di posizione di Sarri che ha aperto altri fronti rispetto ai tanti già senza soluzione. Lo sfogo del tecnico è chiaro, chiede un intervento del presidente che già deve incassare una perdita di circa 10 milioni per gli incassi mancati e, tra un mese, potrebbe subire anche lo sciopero degli abbonamenti (la scorsa estate furono incassati circa sette milioni utili anche per saldare una delle rate ultraventennali col Fisco).







