Il risiko dei pagamenti digitali torna a infiammare Piazza Affari, mettendo ancora una volta al centro della scena Nexi e le ambizioni di CVC Capital Partners. Il colosso del private equity britannico, secondo quanto ricostruito dal Financial Times, starebbe scaldando i motori per una nuova offensiva sulla fintech italiana, con una maxi valutazione di circa 9 miliardi, il doppio dell'attuale capitalizzazione (4,5 miliardi). Pertanto il mercato ritiene il valore iperbolico anche se si tratterebbe di un take-private. L'indiscrezione non è nuova, ma si inserisce adesso in un contesto radicalmente mutato, dove il dossier industriale si intreccia con le sensibilità geopolitiche del governo Meloni e con il recente attivismo di CVC sul mercato italiano, non sempre privo di ostacoli.
L'operazione si presenta come una sfida d'alta ingegneria finanziaria e diplomatica. CVC, consapevole della natura sistemica di Nexi, avrebbe già tracciato una "linea rossa" invalicabile: nessuna offerta formale verrà presentata senza il preventivo gradimento di Palazzo Chigi.
Il nodo resta l'esercizio del Golden Power, lo scudo normativo che permette a Roma di blindare gli asset strategici, inclusi e soprattutto quelli dell'infrastruttura bancaria. Per disinnescare possibili veti, il piano allo studio prevederebbe una "soluzione di sistema": lo scorporo della divisione Digital Banking Solutions - il cuore tecnologico che gestisce i flussi interbancari - per cederlo a un investitore pubblico, verosimilmente a Cdp Equity, secondo azionista con il 19,14%. La Digital banking Solutions gestisce servizi avanzati di banking digitale, infrastrutture interbancarie (ex SIA), pagamenti istantanei e soluzioni di Corporate Banking: a fine 2025, il fondo Tpg aveva offerto attorno a 1 miliardo. Un'operazione che ricalcherebbe, in parte, lo schema già visto con la rete di Telecom Italia, volto a separare l'asset strategico dall'attività commerciale.






