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Giorgetti in audizione: "La campagna elettorale non c’entra". E pure il Pd apre: "Il nostro no non è assoluto, se servisse..."

Un segnale di quanto sta accadendo in Italia sulla questione del momento, cioè crisi energetica e strategie per porvi rimedio, la trovi in Europa. Spiega il Commissario Ue, Dombrovskis: "Al momento l'Italia non ha richiesto l'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia per l'energia". Questo per dire che tutti gli scenari che si sono fatti in Italia sono per ora ballon d'essai. Ragionamenti fatti più ad uso dell'opinione pubblica per dimostrare che governo, maggioranza e opposizione si fanno carico di un tema che brucia nelle tasche degli italiani (in fondo siamo già in campagna elettorale). Pure la scelta unilaterale dell'Italia per uno scostamento di bilancio è un'ipotesi di scuola. "Non va esclusa nessuna opzione - ha precisato la Meloni - e comunque l'anno scorso il Parlamento aveva autorizzato il governo su una flessibilità di bilancio per la difesa dello 0,15%: ora la difesa è il tema energetico". "Quello che auspichiamo è l'attivazione dell'articolo 25", la clausola generale, ma "non escludiamo l'attivazione dell'articolo 26", la clausola di salvaguardia nazionale, "perché funziona e 16 paesi l'hanno adottato per le spese della difesa", ha però sottolineato in serata Giorgetti. Il ministro del Tesoro ha comunque passato la palla al Parlamento: il governo da solo non può fare niente, "decide il Parlamento se farlo e di quanto" e "se lo facciamo lo facciamo nell'interesse degli italiani, non per campagna elettorale". Per prudenza però probabilmente l'espressione "scostamento" neppure sarà citata nel documento del Mef. "Meglio non parlarne affatto e valutare gli eventi", rimarca il capo dei deputati di FdI, Bignami. "Non possiamo levarci dal petto - spiega il forzista Cattaneo - la medaglia dei conti in ordine senza alternative convincenti". Quindi anche se nelle prossime settimane, nei prossimi mesi potrebbe rivelarsi necessario, è un argomento da maneggiare con cautela per non avere ripercussioni gravi sui mercati: un rischio che fa paura. È un'opzione a cui si può ricorre solo in extremis. Gli unici che al momento non hanno dubbi sono i leghisti. "Si può ricorrere all'art. 26 del regolamento - spiega Siri - previsto per i paesi che si trovano in particolari difficoltà. E noi sull'energia stiamo peggio di Francia e Germania. Basta la volontà politica". E i mercati? Pure qualche leghista intravvede il rischio. "Siamo - rimarca Candiani - tra l'incudine e il martello". Per cui l'opzione hard agitata da Salvini è soprattutto un messaggio identitario per l'elettorato. "La Lega - interpreta l'ex-ministro per l'Europa, il piddino Vincenzo Amendola - ha il vecchio pallino di far saltare il patto di stabilità". Una ragione ideologica inaccettabile per Forza Italia. "Nessuna iniziativa senza l'Europa - scandisce il neo-capogruppo Enrico Costa - ne vale della nostra identità". E dato che si tratta di "parole d'ordine", di slogan Antonio Tajani tira in ballo pure un tabù per la Lega, l'ipotesi di ricorrere al Mes. Questo senza contare che l'Italia nel Mes non ha versato un soldo.