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29 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 8:03

Una batteria di Iron Dome schierata ad Abu Dhabi, militari israeliani operativi sul terreno, intercettazioni di missili e droni iraniani. Non un’esercitazione né una vendita di armamenti, ma un intervento diretto. La rivelazione di Axios fotografa un passaggio che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile: Israele che per la prima volta ha schierato il suo sistema difensivo – adatto soprattutto ai missili di corta gittata, mentre per quelli di lunga ci sono le batterie THaAD o i sistemi Arrow e David’s sling – al di fuori dei suoi confini, negli Emirati Arabi Uniti che nell’ultima guerra, avendo fornito logistica e basi per l’attacco israelo-americano all’Iran, hanno subito le rappresaglie asimmetriche della Repubblica islamica.

Il dato, di per sé, oltre a segnalare un unicum, smonta una retorica molto battuta: quella di un Israele “isolato nella regione”. Una affermazione che poteva avere senso 50 anni fa, ma che oggi appare debole. Dopo gli Accordi di Abramo, la cooperazione con alcune monarchie del Golfo ha fatto un salto di qualità, passando dalla diplomazia alla difesa attiva. Non più relazioni discrete o intelligence condivisa, ma presenza militare e intervento operativo.