L'allarme delle imprese per l'aumento del costo dell'energia, innescato dal conflitto in Iran e dal blocco dello stretto di Hormuz, trova una prima certificazione dell'Istat dai dati sui prezzi alla produzione dell'industria a marzo.
"Sul mercato interno, i prezzi della fornitura di energia elettrica e gas tornano a crescere su base annua (+6,6%, da -12,4% di febbraio)"; "fra le attività manifatturiere, l'incremento tendenziale maggiore sul mercato interno riguarda coke e prodotti petroliferi raffinati (+45,1%)".
Sono soprattutto i rialzi dei prezzi della componente energetica sul mercato interno, "particolarmente marcati per i prodotti petroliferi raffinati", ad aver determinato già a marzo "un forte incremento congiunturale" per l'insieme dei prezzi alla produzione dell'industria che tornano a crescere su base tendenziale.
Sono aumentati del 4,4% rispetto al mese precedente e del 4,2% su base annua (era -2,7% a febbraio). "Al netto della componente energetica, la crescita dei prezzi è in larga misura inferiore su base sia congiunturale sia tendenziale".
Le imprese hanno rilanciato più volte l'allarme. Le ultime stime di Confindustria indicano che se continua la crisi dello stretto di Hormuz le imprese rischiano di pagare, nel 2026, fino a 21 miliardi in più in bolletta.





