Nel dicembre dello scorso anno Jensen Huang, il ceo di Nvidia è stato nominato “persona dell’anno” da parte del «Financial Times». Il riconoscimento sottolinea, indubbiamente, il grande successo di un imprenditore in un settore strategicamente vitale, quello dei semiconduttori per l’Intelligenza artificiale. Minore risonanza, tuttavia, ha avuto la notizia che qualche giorno prima l’amministrazione Trump aveva consentito a Nvidia la vendita in Cina del semiconduttore avanzato H200, pur con qualche restrizione. Ufficialmente la finalità di tale provvedimento risiederebbe nel tentativo di bloccare il rapido progresso tecnologico dei produttori cinesi (oltre che un fiorente contrabbando). Tale rilassamento di misure contro l’esportazione di tecnologia a uso civile e militare, tuttavia, non è avvenuta gratuitamente. L’uomo più influente del mondo ha accettato di buon grado di cedere il 25% dei ricavi all’amministrazione del proprio Paese.
Pochi mesi prima il governo Usa aveva convinto il management di Intel, storico produttore di semiconduttori, a convertire in un influente pacchetto di controllo del 10% dell’azienda i sussidi federali previsti dal Chips Act promulgato dall’amministrazione Biden al fine di stimolare la produzione di semiconduttori.






