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I due più alti incarichi direttivi del Consiglio di Stato, il massimo organo della giustizia amministrativa italiana, stanno per essere ridefiniti. Il presidente aggiunto, Carmine Volpe, a metà maggio compirà 70 anni, e dovrà dunque andare in pensione. Tra un anno, invece, lascerà il suo incarico il presidente, Luigi Maruotti, pure lui per aver raggiunto il limite d’età. Le due nomine sono in realtà collegate: quasi sempre, secondo un’antica prassi, il presidente aggiunto, che è un po’ paragonabile al vicepresidente, viene promosso presidente quando questo lascia il suo incarico. Ci sono state in passato pochissime eccezioni, e l’unica davvero significativa risale al 2015, col governo di Matteo Renzi. Fu un caso anomalo e mai replicato.

La scelta del nuovo presidente aggiunto, che si sta discutendo in queste settimane, è quindi decisiva anche per quello che avverrà l’anno prossimo. Così intorno a questa nomina si sta generando un certo subbuglio, dietro al quale s’intravede piuttosto chiaramente il tentativo del governo di Giorgia Meloni di condizionare le decisioni: tentativo portato avanti in particolare dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, di Fratelli d’Italia.