Si è avvalso della facoltà di non rispondere l’imprenditore brianzolo del settore nautico convocato in Tribunale a Milano dal pm Alessandro Gobbis nell’ambito dell’inchiesta sui cecchini italiani a Sarajevo durante il conflitto in Bosnia negli anni Novanta. Luca R., sessantaquattro anni, è chiamato a rispondere di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti e futili. La settimana scorsa era già stato convocato per essere ascoltato, ma l’interrogatorio è poi stato riprogrammato. Il suo avvocato, Luigi Buno Peronetti, parlando con i giornalisti all’uscita dal Palazzo di Giustizia ha detto che verrà fatta una memoria: «Non ci sono elementi contro di lui, vedremo poi quali saranno le determinazioni del pubblico ministero. Abbiamo risposto a quello che ci hanno contestato, siamo estranei: lo abbiamo dimostrato e lo dimostreremo con la memoria». A chi gli chiedeva di una cena richiamata nelle dichiarazioni di un testimone, occasione nella quale l’indagato si sarebbe vantato di aver partecipato a quei “safari umani”, il legale ha replicato: «Cene o non cene, abbiamo risposto a quanto ci è stato contestato».

Gli indagati sono quattro: oltre all’imprenditore brianzolo, anche un uomo toscano, un ex camionista friulano e un ex cacciatore di sessantaquattro anni dell’alessandrino. Anche quest’ultimo è rimasto in silenzio davanti ai pm il giorno del suo interrogatorio, due settimane fa. L’accusa è sempre quella di aver pagato per andare nella Sarajevo assediata dai serbo-bosniaci ad uccidere i cittadini, inclusi donne, anziani e bambini. In diverse interviste, il cacciatore per hobby ed ex dipendente comunale e di uffici giudiziari a Genova con simpatie per l’estrema destra, aveva ammesso di essere stato in Bosnia come volontario con un gruppo paramilitare serbo. Aveva però negato di aver partecipato all’orrore dei “safari umani”. L’uomo ha fatto sapere con una memoria agli inquirenti di aver saputo, attraverso i racconti di amici e conoscenti, di viaggi dall'Italia verso la Bosnia su piccoli voli charter, guidati da persone che si qualificavano come mercenari. Chi si imbarcava poi, secondo il sessantaquattrenne, non sparava direttamente sui civili, ma probabilmente venivano colpiti anche i cittadini. «Quei racconti mi colpirono molto», ha scritto l’uomo, tanto da avere ancora «incubi notturni a riguardo». Anche l’ex camionista del Friuli è stato ascoltato dai pm, ma ha respinto le accuse sostenendo di non essere mai stato a Sarajevo.