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27 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 10:45
Avrebbe spiato terapie e vaccini anti-Covid nel pieno della pandemia, tentando di sottrarre informazioni sensibili a università e centri di ricerca americani. È questa l’accusa più delicata e centrale nei confronti di Zewei Xu, l’ingegnere informatico cinese di 33 anni estradato negli Stati Uniti dopo essere stato arrestato il 3 luglio dello scorso anno all’aeroporto di Malpensa. Secondo l’Fbi, Xu avrebbe fatto parte di un team di hacker che, a partire dal febbraio 2020, avrebbe preso di mira immunologi, virologi e strutture accademiche – in particolare legate all’Università del Texas – con l’obiettivo di ottenere dati su vaccini e cure contro il Covid-19, oltre a informazioni sulle politiche del governo statunitense. Un’attività inserita in una più ampia campagna di cyber-spionaggio nota come “Hafnium”, attribuita alla Repubblica popolare cinese e rivolta contro migliaia di sistemi informatici in tutto il mondo.
Dopo mesi di battaglia legale in Italia, Xu è stato trasferito negli Usa in seguito al via libera definitivo della Corte di Cassazione, che ha rigettato il ricorso della difesa contro la decisione della Corte d’Appello di Milano. Quest’ultima, il 27 gennaio scorso, aveva già riconosciuto “l’esistenza delle condizioni per l’accoglimento della domanda di estradizione”. A quel punto è arrivata anche l’autorizzazione del ministero della Giustizia, rendendo esecutiva la consegna alle autorità americane. Il mandato di arresto nei confronti del 33enne era stato emesso nel novembre 2023 dal Distretto meridionale del Texas. Le accuse sono pesanti: frode telematica e furto di identità, associazione a delinquere finalizzata alla frode informatica – con una pena massima fino a 20 anni – e accesso non autorizzato a computer protetti.











