La distanza siderale che separa i partiti tradizionali dalle nuove generazioni salta impietosamente agli occhi contando il numero di sindaci under quaranta che amministrano i comuni della Sicilia. Considerando i primi cinquanta per popolazione, nei quali vivono tre dei cinque milioni di residenti nell’Isola, gli amministratori d’età inferiore a quarant’anni sono appena due: il sindaco di Floridia Marco Carianni (29 anni) e il sindaco di Sciacca Fabio Termine (35). Volendo si può aggiungere la sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, eletta a 35 anni ma da poco quarantenne. Il resto dei comuni medio grandi è governato da uomini e donne di mezza e di terza età.
Detto che l’anagrafe in nessun modo deve condizionare il giudizio sull’amministratore – che può essere bravo e anziano o giovane e inetto – resta nei fatti l’esclusione dei trentenni e pure dei quarantenni dal governo dei territori. Molti, argomentava Plutarco, “entrano in politica accidentalmente e saziatisi, non riescono a uscirne facilmente”.
Solo l’avverbio “accidentalmente” oggi è anacronistico rispetto a quanto sostenuto dallo scrittore greco. Per il resto le cose non sono affatto cambiate. Anzi, come ricordava ancora Plutarco, riferendosi a Pericle, il suo governo “non fu mai così potente come durante la sua vecchiaia”. Ma la Sicilia di oggi non è l’Atene del V Secolo e di emuli periclei non se ne vedono in giro.







