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Rincari anche sui servizi a bordo e per i bagagli: così le compagnie cercano di resistere ma i rischi sono tanti per il settore aereo

La crisi dei carburanti esplosa con la guerra in Iran sta facendo sentire i suoi effetti soprattutto nel settore aereo: da febbraio a oggi il costo del cherosene è raddoppiato con tutte le immaginabili ripercussioni che questo ha sull’utente finale. Sembra essere sul viale del tramonto l’era dei voli low-cost, dei viaggi in aereo con una manciata di euro perché, anche se la guerra dovesse interrompersi oggi, le ripercussioni saranno prolungate nel tempo a fronte di una carenza di materia generalizzata.

L'amministratore delegato di Chevron, Mike Wirth, infatti, ha spiegato che le scorte globali di carburante per l'aviazione erano già relativamente basse prima dello scoppio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran e ora, ovviamente, la crisi si è aggravata e non potrà che peggiorare, soprattutto perché dal Medioriente arriva il 75% del jet fuel per il fabbisogno del mercato europeo. Secondo Wirth l’impatto maggiore sarà sul costo dei biglietti, che le compagnie aeree ritoccano al rialzo per compensare gli aumenti, insieme a una serie di altre misure che stanno già adottando per cercare di rientrare nei costi di gestione.