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26 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 21:33

Il sole è tramontato sulla Sicilia: finché c’era, più a nord si vedeva la cima maestosa e fumante dell’Etna che si allontanava. Le barche della Global Sumud Flotilla, per ora 58, sono di nuovo in mare, in viaggio verso la Striscia di Gaza. Dalle 14 di domenica 26 aprile, con una puntualità che sorprende pensando ai ritardi dello scorso settembre (quando si partiva sempre “domani”) hanno lasciato il porto Xifonio di Augusta ad una ad una tra squilli di trombe e trombette, pugni chiusi, applausi, “free free Palestine”. Su uno striscione: “In mare come in terra saremo Flotille contro la vostra guerra”. Poi le barche hanno composto la flotta lì davanti e sono partite. Per portare aiuti, dieci tonnellate di cibo ma pure giocattoli e kit scolastici per bambini. E soprattutto per “rompere l’assedio, aprire un corridoio umanitario” che dopo sei mesi di “cessate il fuoco” con 800 morti ancora non c’è.

Non si naviga come per andare dritti su Gaza, eventuali tappe a Creta o in Turchia non sono confermate ma possibili. Da quei Paesi comunque altre barche si uniranno alla Flotilla, forse una ventina o anche di più. Al netto di tappe e ritardi ci vogliono 12 giorni per arrivare nelle vicinanze della Striscia palestinese, dove tutti si attendono un altro abbordaggio da parte delle Israeli Defense Forces. Per ora a bordo ci sono circa 450 volontari, più della metà partiti il 15 aprile da Barcellona. Ci sono le navi appoggio di Open Arms – davanti con la capoflottiglia Saf Saf – e di Greenpeace, che però torneranno indietro prima di arrivare alla organge zone a rischio di intercettazione. La rotta è visibile a tutti anche sul web come lo scorso settembre, basta cercare il Flotilla tracker di Forensic Architecture. Ce n’è uno ancora più preciso sui tablet di bordo, sei mesi fa non c’era e non sempre si capiva quale fosse la barca vicina, magari troppo vicina. Chi scrive è ospite su Vivi, un ketch (due alberi) dei primi anni Ottanta, 13,20 metri in acciaio e legno: come tutte le altre ha anche un nome palestinese e il nostro è Deir al-Balah, la città della Striscia dove sabato, dopo vent’anni, si è tornati a votare per il sindaco. Nella stessa giornata si sono registrati anche cinque morti nell’enclace.