La sala dell'ambasciata d'Austria a Roma è pronta, già gremita di rappresentanti diplomatici europei e italiani. Il pianoforte a coda è aperto. I camerieri servono bollicine. E l'ambasciatore austriaco, Michael Rendi, è in giacca bianca con pantaloni e papillon neri: un outfit non casuale, ma un riferimento a quello che l'ospite che sta aspettando indossava sul palco di Sanremo quando ha vinto. Sal Da Vinci, il protagonista della festa, arriva e lo nota subito: «Ecco, c'è un Sal un po' più cresciuto!». La festa durante un ricevimento prima dell’Eurovision Song Contest.
Il ricevimento pomeridiano all'ambasciata è inusuale, non era mai avvenuto per le altre edizioni del festival, che stavolta fa tappa a Vienna. Il calore di Rendi è sincero, seppur istituzionale: «Non sono né Carlo Conti né Stefano De Martino - ha scherzato in apertura -. Esattamente sessant'anni fa, Udo Jurgens vinceva con il brano Merci Chérie, momento iconico che ancora oggi rappresenta un momento d'incontro musicale tra i nostri due Paesi. Udo Jurgens aveva un rapporto speciale con l'Italia: un anno prima della sua vittoria era arrivato in finale a Sanremo con Ornella Vanoni, cantando Abbracciami forte (lo intona tra gli applausi, ndr). Un austriaco sul palco dell'Ariston, accolto come uno di casa».








