Esercizi di logica sulla decisione del Consiglio di giustizia amministrativa che ha sospeso la revoca della concessione della società Italo-Belga per la spiaggia di Mondello. Innanzitutto sintetizzare: la società, almeno in questo round, torna in sella, dopo il disarcionamento da parte della Regione. Ma è un ritorno non definitivo giacché seguiranno altri passaggi sui quali, per praticità logica (come da esercizi che ci siamo prefissati) al momento sorvoliamo.
Poi andare a leggere quel che scrive il presidente Ermanno De Francisco, secondo il quale l’imminenza della stagione estiva potrebbe «creare – in considerazione dell’enorme massa di persone che in tale periodo usualmente tende a riversarsi sulla spiaggia di Mondello – situazioni che, ove non gestite ordinatamente da alcuno, potrebbero dar luogo a concreto pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica». Insomma, non siamo capaci di stare al mare senza che qualcuno ci sorvegli. E questo è un punto logico fondamentale. Neanche davanti a una spiaggia famosa in tutto il mondo, neanche dinanzi alla bellezza di un golfo che colpisce in ogni stagione dell’anno, siamo in grado di rispettare l’ambiente senza che qualcuno ci costringa a farlo. Qualche domanda ce la dobbiamo porre se un problema di ordine pubblico viene segnalato per una spiaggia, per il luogo eletto del relax, per una adunata di vacanzieri, mica ultras armati e belligeranti. Per non dire che, in questo momento, paradossalmente la garanzia verrebbe offerta da una società sospettata di infiltrazioni mafiose. Adesso è inutile prendersela con la politica poiché siamo in una fase talmente complicata, con tempi che stringono e folle che spingono, in cui le carte dei giudici pesano più di ogni buona intenzione, più dei proclami, più delle dirette sui social. E anzi, tornando all’ordine pubblico, sarebbe bene raffreddare gli animi e convincere i palermitani che la spiaggia è grande e che, se ci si comporta in modo civile, si sta ancora più comodi e sicuri.






