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Ultimo aggiornamento: 6:28
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Tutto inizia il 22 giugno 2023 quando la Corte del distretto meridionale di New York emette un’ordinanza motivata con cui irroga a due avvocati una sanzione di 5.000 dollari per avere, in una causa di risarcimento danni, depositato a favore del loro cliente atti giudiziari citando precedenti di giurisprudenza elaborati, peraltro con termini giuridicamente inappropriati, da un sistema di intelligenza artificiale, completamente inventati e quindi inesistenti senza desistere neppure quando i legali della controparte ne avevano dimostrato, appunto, la inesistenza. Quel che viene condannato dall’ordinanza non è il ricorso alla IA, dato che è del tutto legittimo per un avvocato servirsi della assistenza di altri soggetti (colleghi, consulenti ecc.), ma resta sempre fondamentale dovere professionale di ogni legale il controllo sul materiale che viene depositato e sulla sua affidabilità. Proprio quello che non era stato fatto in quel caso. Peraltro, nello stesso periodo in cui un giudice federale statunitense stabiliva che le conversazioni con chatbot di intelligenza artificiale non godono delle tutele del segreto professionale tra avvocato e cliente, con la possibile conseguenza della condanna del legale per violazione di questo dovere.






