Washington – Che fine ha fatto Marco Rubio? Perché il segretario di Stato è quasi sparito dalla trattativa con l’Iran, che in teoria dovrebbe essere il suo mestiere, come col predecessore John Kerry quando aveva negoziato l’accordo sul nucleare Jcpoa? La risposta forse sta nell’ennesimo stop al dialogo, se non ancora il suo fallimento, per l’impatto che l’avventura nel Golfo Persico rischia di avere sul futuro politico dei suoi protagonisti. Tanto che il Partito repubblicano starebbe studiando una campagna elettorale per midterm che non sconfessi le politiche del presidente, ma senza la sua presenza.
Non è un mistero che Rubio accarezzi l’idea di candidarsi alla Casa Bianca nel 2028 e quindi cerca di conservare un ruolo chiave nella gestione del dossier, senza però esporsi al punto di perdere la popolarità necessaria a correre per la presidenza. Non è emarginato, anzi il suo rapporto con Trump si è rafforzato negli ultimi mesi, però ha evitato di compromettersi come il vice Vance, che rischia di perdere la nomination fino a pochi mesi fa data per scontata. A questo scopo sfrutta il suo doppio ruolo di consigliere per la sicurezza nazionale, restando più possibile vicino al centro di gravità dell’amministrazione.








