Non è semplice raccogliere l’eredità di un fondatore e trasformarla senza snaturarla. Alessandro Saviola ci è riuscito ripensando in profondità il modello industriale costruito dal padre Mauro Saviola, portandolo ben oltre i confini di un’azienda tradizionale del legno. Oggi il Gruppo Saviola è una realtà internazionale da oltre 800 milioni di fatturato (15 stabilimenti, 2.000 collaboratori, 10.000 alberi salvati ogni giorno), ma soprattutto un caso industriale che ha fatto della sostenibilità una scelta radicale, prima ancora che una tendenza. La sua è stata una trasformazione progressiva ma decisa: riorganizzazione interna, integrazione tra business diversi e una visione chiara, quella di un’industria capace di rigenerare materia, valore e impatto. Un percorso che oggi trova una vetrina naturale al Salone del Mobile, dove il gruppo porta non solo prodotti, ma un’idea precisa di futuro. Lo abbiamo incontrato per capire cosa significa, oggi, guidare un’azienda che ha scelto di stare un passo avanti.

Quando avete capito che la sostenibilità sarebbe stata una leva strategica e non solo etica?

«Per Gruppo Saviola la sostenibilità è stata una risposta industriale a un problema concreto. Negli anni Ottanta il gap competitivo con i produttori del Nord Europa, avvantaggiati dal basso costo della materia prima legnosa, ha spinto mio padre a intuire che il riciclo del legno post-consumo potesse diventare il nostro vantaggio strutturale. Da allora, la sua visione è diventata metodo e oggi questo modello si traduce in investimenti continui su filiera, processi e persone. La sostenibilità è sempre una parte integrante delle nostre decisioni strategiche, non un tema accessorio».