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Il giudice Roberto Di Bella dice che le mafie «asfaltano le coscienze», e che per allontanare i figli dei mafiosi dalla criminalità bisogna «metterli in contatto con le loro emozioni». Di Bella ha lavorato con ragazzi a cui era stato ordinato di uccidere la propria madre, o che erano stati coinvolti in sequestri di persona, traffico di droga o trasporto di armi. E grazie a un protocollo che ha inventato lui, chiamato “Liberi di scegliere”, centinaia di questi ragazzi hanno scelto di abbandonare l’attività criminale e iniziare a vivere in modo diverso dal contesto in cui sono cresciuti.
Il protocollo “Liberi di scegliere” fu sviluppato a partire dal 2012, quando Di Bella lavorava al tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, per dare protezione ai minori e alle donne che volevano allontanarsi da famiglie che facevano parte della ’ndrangheta, rischiando ritorsioni. Ebbe successo: fu esteso anche a Catania, Palermo e Napoli, fu studiato anche all’estero e pochi anni fa è diventato il soggetto di un film.
All’inizio di quest’anno il protocollo è diventato una proposta di legge nazionale: se il parlamento la approverà potrà essere esteso anche alle altre regioni italiane in cui sono attivi nuclei di Cosa Nostra, della ’ndrangheta e della camorra (organizzazioni attive non solo nelle regioni d’origine – rispettivamente Sicilia, Calabria e Campania – ma anche nel Centro e nel Nord Italia).







