C'è già un primo grattacapo in vista della prossima manovra. Alla stesura della legge di Bilancio mancano ancora sei mesi e già i tecnici dovranno fare i conti con la prospettiva di un adeguamento di pensioni e altre prestazioni in denaro all'inflazione maggiore di quanto ipotizzato prima del 28 febbraio scorso e dello scoppio della guerra in Iran che ha fatto correre i prezzi di carburanti e petrolio. Una rivalutazione che avrà effetti sull'andamento della spesa primaria corrente e, a cascata, sulla traiettoria della spesa primaria netta, nuovo parametro di riferimento delle regole di bilancio europee.

Nel 2027 l'indicatore crescerà del 2,2%, secondo quanto indicato nel Documento di finanza pubblica approvato mercoledì scorso. L'aumento è «oltre il limite massimo dell'1,9%» fissato dal Piano strutturale di bilancio concordato con la Commissione europea.

Lo scostamento, si legge nel Dfp, deriva «in misura determinante» dalla revisione al rialzo della spesa primaria corrente, prevista in crescita del 2% e non più all'1,5% stimato lo scorso autunno.

Più nel dettaglio, «la revisione sconta, in particolare, l'impatto atteso delle pressioni inflazionistiche in corso d'anno sulla rivalutazione delle prestazioni sociali in denaro».