Le rassicurazioni che per anni gli ex vertici di Banca Progetto hanno fornito alla Vigilanza della Banca d'Italia non corrispondevano alla realtà, celate dietro una «cortina di fumo molto spessa» che ha protetto una prassi distorsiva non limitata al solo top management, ma estesa collegialmente agli «organi di vertice, al Collegio sindacale e alle funzioni di controllo». È questo il perimetro del dissesto tracciato ieri, da Giuseppe Siani, Capo del Dipartimento Vigilanza di via Nazionale, durante l'audizione davanti alla Commissione d'inchiesta sulle banche presieduta da Pierantonio Zanettin.
Nonostante i fari accesi sin dal 2020, Siani ha spiegato che solo l'ultima ispezione, conclusasi nell'aprile dello scorso anno, ha permesso di rilevare una serie di «gravi carenze», dimostrando come le dichiarazioni dei vertici si rivelassero nel tempo «non del tutto coerenti con la realtà aziendale». Una crisi profonda, risolta solo nelle scorse settimane con un intervento preventivo di sistema da oltre un miliardo di euro sostenuto dal Fondo interbancario (Fitd) e dalle cinque grandi banche italiane che ne hanno assunto il controllo, a fronte della quale Siani ha rivendicato con forza la fermezza dell'istituto centrale: «non siamo stati inermi».






