Il salvataggio di Banca Progetto da parte delle cinque maggiori banche italiane e del Fondo Interbancario di tutela dei depositi (Fitd) è stato organizzato in fretta e furia in poche settimane. L’urgenza non era dettata dal rischio default di Progetto, ma dall’esito della procedura di cessione gestita dai commissari nominati da Banca d’Italia.

Alla gara per rilevare la banca finora di proprietà del fondo di private equity Oaktree avevano partecipato vari fondi internazionali. Ma solo uno, alla fine, aveva presentato un’offerta vincolante che scadeva il 14 settembre: JC Flowers. A differenza di Oaktree, che investe in una pluralità di settori (in Italia è anche proprietario dell’Inter), JC Flowers è specializzato solo nel business finanziario e nel corso degli anni ha realizzato varie acquisizioni in Europa, spesso d’intesa con le Autorità di Vigilanza.

La scelta di Via Nazionale

Malgrado il curriculum di tutto rispetto di JC Flowers, Banca d’Italia ha preferito percorrere la strada alternativa del salvataggio di Progetto da parte del sistema bancario italiano. In questo caso, il “sovranismo finanziario” non c’entra affatto. La decisione del vertice di Via Nazionale sembra riflettere piuttosto la volontà di chiudere la fase recente che ha visto protagonisti, spesso in negativo, i fondi di private equity nel ruolo di azionisti di maggioranza di gruppi finanziari (banche e assicurazioni).