Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 6:54
“A tu lado” è un film intimo, a metà tra documentario e cinema neorealista. Nella Cuba post-castrista, isolata dal mondo, fuori dalla globalizzazione — un’isola ideologica prima che fisica dove il comunismo è ovunque e il socialismo si legge negli edifici vecchi, abbandonati, eppure ancora abitati da persone rispettabili e orgogliose. Scoprirete, forse come me, di aver abusato del termine “resistenza” nella vita di tutti i giorni. Quella vera è qui: aggrappata alla voglia di vivere dei protagonisti, anche con niente, nonostante tutto.
L’ho visto mercoledì sera, qui a Milano. Dura poco più di un’ora e venti. Non lo troverete nelle sale ordinarie — è un film indipendente, molto indipendente, scritto da Cristiano Regina, Ruggero Tantulli e dalla sceneggiatrice cubana Nuri Duarte, e diretto dallo stesso Regina. Girato all’Havana tra il 2023 e il 2025. Eppure è uno di quei film che ti resta addosso — che ti colpisce come un jab dritto in faccia e ti sveglia dal torpore della nostra vita dove tutto è scontato: acqua corrente, elettricità, docce infinite, acquisti compulsivi, qualsiasi cosa a portata di clic.
Se vi è piaciuto Fuocoammare di Rosi, se avete un debole per il cinema che osserva la realtà senza abbellirla, A tu lado è fatto per voi. C’è Cuba, c’è L’Havana, ci sono tante storie di cubani — e c’è quella di un italiano che da oltre vent’anni gestisce un gimnasio de boxeo come se fosse la scuola più bella del mondo. Forse lo è.






