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Cosa passi in queste ore per la testa di Giorgia Meloni non è difficile intuirlo: basta leggere i commenti diffusi sui social, la comunicazione senza filtri preferita dai politici nei momenti difficili. Rivendica di aver fatto scendere il deficit pubblico di cinque punti in tre anni, di aver mancato l’obiettivo del tre per cento per un soffio e a causa di rigori statistici, denuncia la coda di spesa di un bonus - quello super per l’edilizia - che ha scassato i conti come mai era accaduto nel Dopoguerra. Quest’ultimo argomento - per inciso - non è tecnicamente vero rispetto al mancato obiettivo ma ha ragione la premier a ricordare quello scempio di fondi (duecento miliardi, tanto quanto il Recovery Plan europeo) in assenza di criteri di reddito.
Affrontata la realtà per quella che è, preso atto che l’Italia ha lavorato tre anni ad un obiettivo fallito - quello del rientro nei parametri di finanza pubblica previsti da Maastricht - la domanda che si fanno tutti è: che fare? “Mancano solo le cavallette”, scherza la premier fra le mura di Palazzo Chigi. E in effetti il momento è da locuste: la guerra in Iran potrebbe risolversi, ma questo non significa che verranno meno i problemi prodotti dai bombardamenti americani e iraniani nel Golfo. La distruzione di infrastrutture energetiche e il blocco di Hormuz hanno fatto venir meno il venti per cento di petrolio e ridotto per anni le capacità di esportazione di gas liquido da parte del Qatar, grande fornitore dell’Italia. Quel che Meloni non può risolvere con la diplomazia va affrontato coi soldi dei contribuenti. Nella testa della premier ci sono anche altre locuste: dalla sconfitta al referendum al caso Delmastro fino alle ripetute frizioni col Quirinale sui decreti sicurezza, ma questa è un’altra storia. Restiamo nelle tasche degli italiani.







