Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 17:27

Ventuno anni dopo, l’ex governatore Totò Cuffaro, attualmente ai domiciliari, finisce ancora una volta imputato. Il prossimo 8 maggio si presenterà davanti alla giudice dell’udienza preliminare Ermelinda Marfia del Tribunale di Palermo, per rispondere dell’accusa di corruzione e traffico di influenze.

A novembre scorso l’inchiesta coordinata dal procuratore capo Maurizio de Lucia, e dai sostituti Gianluca Di Leo e Andrea Zoppi, ha travolto il leader della Democrazia Cristiana Sicilia e la giunta del governatore Renato Schifano. Sotto indagine sono finite 18 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione e turbata libertà degli incanti, per la gestione di alcun appalti nella sanità isolana. In seguito però, la gip Carmen Salustro non ha riconosciuto gli elementi sull’ipotesi accusatoria dell’associazione e della libertà degli incanti, quest’ultimo riqualificato in traffico di influenze, mantenendo però la corruzione. Sei mesi dopo, a processo andranno solo in 9, per l’altra metà potrebbe presto essere l’archiviata.

L’ex governatore Cuffaro risponde di corruzione “in qualità di intermediario con i vertici dell’amministrazione regionale e delle aziende sanitarie siciliane”, perché avrebbe accettato “la promessa di assunzioni, contatti, subappalti e altri vantaggi” offerti da Mauro Marchese e Marco Dammone, referenti della Dussmann Service Srl, che partecipava alla gara per “l’ausiliariato” bandita, e poi vinta, dall’ASP Siracusa. In questa stessa vicenda, sono indagati per traffico di influenze l’imprenditore Sergio Mazzola, titolare della Euroservice Srl, che avrebbe ottenuto il subappalto dalla Dussmann, tramite i referenti Marchese e Dammone, grazie all’intermediazione dell’ex deputato Ferdinando Aiello (già Pd e Italia Viva). Si “procede separatamente” invece per il deputato Francesco Saverio Romano (Noi Moderati), ritenuto “amico personale” di Mazzola, e che lo avrebbe introdotto nell’affare, sfruttando il direttore generale dell’Asp aretusea, Alessandro Caltagirone. La posizione del deputato sarà quindi valutata a parte dagli inquirenti, e non si esclude la possibilità di una richiesta di archiviazione. In precedenza, la Camera dei Deputati ha negato l’autorizzazione dei pm di Palermo di acquisire le chat whatsapp di Romano. Anche l’accusa per il dg Caltagirone, che nel frattempo si era autosospeso dall’incarico, potrebbe essere archiviata.