Genova - Poco più di un anno dopo la prima, che è fra l’altro stata uno dei maggiori successi di Netflix nel 2025, è già arrivato il momento della seconda stagione di Running Point, bella e divertente serie comica ambientata nel mondo dell’NBA, il basket professionistico negli Stati Uniti. Il fatto che la stagione 2 arrivi a 14 mesi dalla prima e non 2-3 anni dopo come ormai sempre più spesso succede (le ragioni le avevamo spiegate qui) è già un po’ una notizia: è merito sia del rapido via libera alla riprese sia del fatto che la serie si svolga praticamente sempre, con una sola, piccola eccezione, nelle stesse location sparse per Los Angeles. Disponibile da oggi su Netflix, la stagione 2 di Running Point, che abbiamo potuto vedere in anteprima e qui raccontiamo senza spoiler, in effetti sembra un po’ una di quelle sit-com di una volta: ambientazioni e set ricorrenti, 10 episodi brevi (più o meno tutti sotto i 30 minuti) che la rendono molto adatta al cosiddetto binge-watching e un sacco di battute al limite del lecito in cui quasi ci si aspetta di sentire le risate di sottofondo. XIX Tech: le ultime notizie dal mondo della tecnologia
youtube: il trailer di Running Point 2
Di che cosa parla Running Point Per quanto ovviamente romanzata, la storia è quella dei Los Angeles Lakers: la protagonista è Kate Hudson, che interpreta quella che potrebbe essere Jeanie Buss, la donna che fra 2013 e 2025 fu presidente proprio di una delle squadre più famose e importanti del campionato. Come Buss, anche Isla Gordon deve districarsi fra il suo ruolo e le responsabilità che comporta, il rapporto di odio, amore e tensione con gli altri membri della famiglia, quello con i giocatori e pure la (non facile) vita privata. La stagione 2 riparte esattamente dove era finita la prima e non è difficile riprendere il filo: Gordon deve mettere in piedi una squadra che sia in grado di lottare per il titolo nonostante che abbia perso il suo allenatore. Con cui fra l’altro ha iniziato una specie di relazione a distanza, semi-nascosta e complicata da portare avanti, esattamente come (nel mondo reale) fu quella di Jeanie Buss con Phil Jackson, storico coach dei Lakers. In Running Point di basket ce n’è, fra discorsi su quintetto corto, rooster, draft, prima scelta, guardia e ala piccola, ma è ovviamente annacquato sull’altare della narrazione e del divertimento: probabilmente anche per aprirsi a un pubblico più ampio, non è una serie sul basket ma è una rom-com ambientata nel mondo del basket, in cui la pallacanestro fa da cornice e da contorno. Avevamo un ottimo ricordo della stagione 1 e ammettiamo di avere un po’ faticato a ritrovare lo stesso feeling con il primo paio di puntate della stagione 2, ma è davvero una sensazione momentanea: la serie riprende rapidamente ritmo e resta bene in equilibrio fra le vicende (serie) della squadra e quelle (divertenti e un po’ folli) dei dirigenti, dei giocatori e di tutti quelli che gravitano loro intorno. Ci sono alcuni episodi, come il quinto (con le continue e dissacranti allusioni all’attrice Ana de Armas e al suo fascino), ma anche come il settimo o l’ottavo, capaci di strappare sonore risate.






