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23 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 8:05
“Colloqui diretti” tra Washington e L’Avana. La conferma arriva dal governo di Cuba e da funzionari del Dipartimento di Stato Usa. È la prima volta, dalla rivoluzione di Fidel Castro (1959), che un aereo del governo federale americano atterra sull’Isola (se si esclude la Base Usa di Guantánamo). Ed è anche uno degli incontri diplomatici più importanti dell’ultimo decennio tra i due Paesi. La testata del Partito Comunista Cubano, Granma, ha confermato l’incontro al quale hanno partecipato due segretari aggiunti del Dipartimento di Stato Usa e il viceministro cubano degli Esteri.
Secondo alcuni media – tra cui El País –, il colloquio si sarebbe concluso con l’ultimatum di Washington a Cuba: due settimane per rilasciare “prigionieri politici di alto profilo” come “atto di buona fede”. L’affermazione è stata smentita dal Ministero degli Esteri cubano: “Nessuna delle parti ha stabilito tempi né ultimatum”. In ogni caso il tempo stringe e, secondo un diplomatico statunitense interpellato dalla Cnn, Cuba dovrebbe “attuare le riforme sostenute dagli Usa prima che la situazione peggiori in maniera irreversibile”. Ma l’esito dei talks è tutt’altro che scontato. Palazzo della Revolución chiede la “fine del bloqueo”: “Punizione ingiustificata” – dice il governo di Díaz-Canel – contro tutto il popolo cubano”. Nell’Isola manca l’essenziale, dal cibo alle medicine, e la vita è scandita da blackout quotidiani, anche di mezza giornata.








