Accelera e alza l’asticella Almaviva. Il gruppo italiano dell’It ha chiuso il 2025 con ricavi a 1,8 miliardi di euro, in crescita del 24,5% su base proforma, un Ebitda adjusted di 345 milioni, in aumento del 25,7% e una marginalità al 19,6%, fra le più alte nei mercati di riferimento. La leva adjusted è scesa a 3,05 volte e la cassa disponibile è pari a 294,7 milioni.
Ma più dei numeri colpisce la traiettoria: il gruppo nato nel 1983 e ora diventato «una global ict company», per dirla con le parole del suo ceo Marco Tripi, in quattro anni ha raddoppiato il suo fatturato mettendo insieme crescita organica e per linee esterne. Il +24,5% risente di acquisizioni. Ma il ritmo è quello, e Almaviva appare ormai lanciata verso il traguardo dei due miliardi di fatturato.
Il punto non è soltanto quantitativo. Il gruppo guidato da Marco Tripi rivendica un salto di profilo: da campione nazionale dei servizi digitali a piattaforma globale capace di sviluppare tecnologie proprietarie in Italia e portarle sui mercati internazionali. «Oggi siamo presenti in 30 Paesi con 65 società e abbiamo superato la soglia del 50% dei ricavi all’estero, arrivando al 51% su base proforma», spiega Tripi al Sole 24 Ore.







