Con il click day fissato nel mezzo della giornata, il bonus Vesta ha messo in luce tutta la fragilità del Csi, il consorzio per il sistema informativo che gestisce siti e servizi digitali delle istituzioni piemontesi. Le domande che sono arrivate per richiedere il voucher sono state molte più di quelle che ci si aspettava e il sito non ha retto, provocando un’onda anomala che ha esposto la Regione e il sistema stesso del click day alla rabbia degli utenti. Un incidente che non rimarrà senza conseguenze e, anzi, potrebbe portare alla “esternalizzare del servizio a un soggetto esterno”, come accenna il vicepresidente della Regione e padrino di Vesta Maurizio Marrone. Al momento, la gestione della piattaforma viene affidata direttamente al Csi in quanto soggetto in house, ma se verrà fuori che ci sono state delle mancanze “irrisolvibili di struttura” sarà possibile cercare un attore esterno. In ogni caso, tutto verrà discusso dopo l’assegnazione delle risorse. «Abbiamo ricevuto 42mila domande e la metà otterrà il bonus» rivendica l’assessore al Welfare. A fronte di un investimento da 20 milioni — che si reitererà il prossimo anno — circa uno su due avrà accesso al sostegno. Il pensiero dell’assessore di Fdi è rivolto «soprattutto a quei cittadini italiani appartenenti al ceto medio in difficoltà, esclusi dalla presa in carico dell’assistenza sociale e quindi ad ogni aiuto tradizionale di welfare». L’indirizzo politico è chiaro: favorire il ceto medio. Va in questa direzione anche l’introduzione quest’anno di un sistema di classificazione in base a fasce Isee, finalizzata a garantire la distribuzione delle risorse tra le 20 fasce previste dal bando, assicurando mille buoni ogni 2mila euro di scaglioni Isee. Da una prima analisi dei dati poi si osserva che la maggior parte delle domande (il 62,6%) è da ricondurre proprio al ceto medio, «troppo spesso ignorato dalle misure di welfare» ribadisce Marrone. Si tratta di 26.320 persone che hanno presentato un Isee compreso tra i 10 e i 30mila euro; a fronte del 23,4% che rientra nella fascia sotto i 10mila euro (9.863 persone) e il 14% (5.892) tra 30mila e 40mila euro. «Ora seguiranno i controlli necessari per le autocertificazioni Isee e disabili» ricorda Marrone, ma sulle fondamenta del sistema non ha dubbi. Nonostante le polemiche, il click day non sembra essere messo in discussione. «Caso mai è necessario riflettere seriamente sull’adeguatezza del fornitore informatico finora utilizzato, affinché non si ripetano più blocchi e rallentamenti della piattaforma online» dice il meloniano. Quello del click day «non è un meccanismo perfetto» ammette subito dopo e si dice aperto a vagliare altre opzioni, tra cui eventualmente l’utilizzo dei Centri per la famiglia pensati dalla ministra Eugenia Roccella. «Il disservizio che abbiamo vissuto e di cui ancora oggi mi scuso è la prova che il sistema è perfettibile, ma dobbiamo osare di più» va avanti. «La scorsa edizione di Vesta ha fatto emergere che le risorse stanziate non erano sufficienti e sono state raddoppiate. Questo click day ha rivelato la fragilità di Csi a livello informatico». Sembra che non ci siano cambi del vertice all’orizzonte, ma il sistema va rivisto. E da qui l’aut aut del vicepresidente: «O si rafforza il sistema o ci si avvale di quello che c’è sul mercato». La questione poi è anche politica, perché il Csi è un consorzio che ha tra i soci Regione, Comune e Città metropolitana. Mentre si ragiona del sistema, Vesta torna nel mirino delle opposizioni che la bollano come lotteria, che premia il più veloce a discapito di chi ha più bisogno. «Abbiamo centrato ancora una volta l’obiettivo di sostenere senza filtri e intermediari quelle famiglie che più faticano sulla natalità, premiando la libertà di scelta dei servizi di cui necessitano e sostenendo i costi per accedervi» tira dritto Marrone, impermeabile alle critiche e torna a illustrare i dati. «L’85,9% delle richieste è stato presentato da cittadini italiani o europei, che rappresentano il 59,4% dei richiedenti nella fascia Isee sotto i 10mila euro, ma il 93% nella fascia 10-30mila e il 98,6% in quella 30-40mila». Le domande sono arrivate da 1.011 comuni piemontesi su un totale di 1.180, «pari a una copertura pressoché totale del territorio regionale». La misura, in tre anni, è stata finanziata con 50 milioni e ora si temono ricorsi dagli esclusi.