La geostoria scompare per tornare alle due discipline distinte. Lo studio dell’Occidente – come nel primo ciclo – diventa protagonista. Per la prima volta entra il tema dell’intelligenza artificiale, affidando alla matematica il compito di fornire i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di Ai. Ma non solo. Più attenzione anche a dare importanza alla nostra lingua; stop alle lunghe lezioni sulla vita degli autori, all’apprendere a memoria le definizioni delle figure retoriche, di date, nomi, eventi.

Basta con la lettura dei “Promessi Sposi” al biennio (meglio farla più tardi, secondo il ministero). E, ancora, per la prima volta nello studio della letteratura epica e dei testi antichi appare il Corano accanto alla Bibbia. Non passa inosservato, invece, un richiamo: “Sono da evitare le attualizzazioni indebite, che suggeriscono semplificazioni seducenti ma superficiali come ‘i trovatori sono i cantautori del Medioevo’, o il quinto canto dell’Inferno ‘è un documento di femminicidio’”.

Infine il capitolo storia: viene citata la persecuzione degli ebrei ma non dei rom, degli omosessuali, dei disabili. Così come si parla delle inchieste di Mani Pulite e la fine della “prima Repubblica” ma non appaiono mai la parola mafia e nemmeno le stragi che hanno ammazzato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.