In questo scenario dominato dall’incertezza, la compagnia cerca di resistere evitando la revisione della guidance finanziaria: «Non saprei come farla, non posso prevedere il futuro. Il prezzo delle nostre azioni è sceso da 32 euro a 25 euro da quando Trump ha cominciato a bombardare l’Iran, questo significa che il mercato si aspetta un calo dei nostri profitti (per il 2026 gli analisti stimano 2,2 miliardi di euro, ndr), ma fare previsioni adesso è impossibile perché non abbiamo visibilità sui prezzi del carburante a giugno, figuriamoci per l’inverno».Da giugno rischio approvvigionamenti e cancellazioniA rovinare i piani della low cost non c’è soltanto l’aumento del prezzo jet fuel, ma soprattutto la sua disponibilità perché se non arriva il carburante da Hormuz salta tutto. O’Leary allarga le braccia: «In questo momento, le compagnie petrolifere dicono che non ci saranno rischi di approvvigionamento per maggio, ma per giugno non siamo sicuri. Finché questa guerra in Medio Oriente si protrae e Trump continua a gestirla così malamente, sicuramente i prezzi dei carburanti rimarranno più alti. Se a guerra finisce ad aprile o all’inizio di maggio, allora non c’è rischio di voli annullati, ma se il volo viene cancellato perché non c’è carburante in aeroporto, non ci sono molte soluzioni. La gente sta aspettando per vedere che cosa succede, io consiglio di prenotare perché potrebbe essere troppo tardi . A rischio ci sono il 10%-20% delle nostre forniture di carburante, ma nessuno di noi lo sa con certezza. E comunque, anche se la guerra dovesse finire domani, ci vorranno almeno tre o quattro mesi per tornare alla normalità, con il prezzo del carburante che potrebbe scendere sotto i 100 dollari al barile entro settembre. Ma sono solo ipotesi».Chi rischia di più è il Regno Unito perché «prende il carburante dal Kuwait. Mentre per gli altri paesi europei non ci prevedono carenze in maggio e probabilmente anche per giugno perché si riforniscono dalla Norvegia, dall’Africa Occidentale, dagli Stati Uniti e anche dalla Russia, ma questo non lo si può dire».Una soluzione al momento non esiste, se non la richiesta alla «Commissione europea di ridurre gli Ets, il resto è solo una perdita di tempo. I commissari Ue sono inutili, ora stanno discutendo sui bagagli a mano degli aerei. Per questo dico, datevi una mossa, abolite gli Ets o almeno riduceteli. Ma in Commissione sono politici e burocrati e gli piace perdere tempo».Il problema delle tasse aeroportuali e il caso Fiumicino e CiampinoNella visione del Dubliner, a creare danni non c’è soltanto la guerra: «Le tasse aeroportuali sono peggio perché le guerre finiscono generalmente in fretta mentre le tasse aeroportuali sono tasse stupide. Nessun governo trova buone ragione per tagliare una tassa. E questo è un problema per l’Italia».
O’Leary (Ryanair): «Se la guerra non finisce arriveranno fallimenti»
Per il ceo della low cost già spesi 50 milioni di dollari in più per l’aumento del carburate. L’Europa non è a rischio jet fuel fino a maggio, poi non si sa»









