Al caos dei voli dovuto alla crisi di Hormuz si aggiunge il battibecco tra due delle principali compagnie low cost d'Europa: Ryanair e Wizz Air, che ha definito «infondati e non veritieri» i commenti di Michael O’Leary sulle prospettive finanziarie della compagnia. Da una tavola rotonda con giornalisti italiani a Dublino, mercoledì, il ceo di Ryanair aveva lanciato previsioni taglienti nei confronti delle concorrenti. «Se una compagnia aerea fallisce - ha detto ai giornalisti parlando dello scenario dovuto alla crisi carburanti - e i due candidati probabili al momento sono Air Baltic o Wizz, questo cambierebbe le cose». Verso Wizz Air l’attacco più duro. «C’è un rischio reale - ha detto O’Leary - che possa fallire a settembre, ottobre, perché le società di leasing non sono disposte a prestargli soldi o a dare altri aerei».
Parole che non sono piaciute alla rivale, che a meno di 24 ore di distanza ha replicato con una nota in cui sottolinea di disporre «di una solida struttura finanziaria, ampia liquidità». La compagnia, si legge, «finanzia i propri aeromobili con 18 mesi di anticipo, con società di leasing e altri finanziatori che competono attivamente per ogni opportunità».
Al centro della questione resta il costo del jet fuel, che con i rincari dovuti alla crisi di Hormuz ha raggiunto picchi che hanno reso poco conveniente alzare in volo gli aerei. Per questo, mercoledì, Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 20mila voli a medio e corto raggio programmati a ottobre, EasyJet prevede una perdita ante imposte compresa tra i 540 e i 560 milioni di sterline nel primo semestre 2026, e Klm ha tagliato 160 partenze a maggio, circa l’1% delle rotte europee.











