Repetita iuvant, rinnovare il contratto di Spalletti a prescindere dal risultato finale è stata la miglior decisione presa dalla Juventus negli ultimi cinque (ma anche dieci) anni. Sottintende infatti un cambio di filosofia dell'intero club: per la prima volta, il parametro decisionale non è stato «la vittoria come unica cosa che conta» ma l’evoluzione del gioco e dei calciatori. In altre parole, la costruzione di valore. Ed era evidente che con Spalletti la Juventus avesse iniziato a progredire nel collettivo e nei singoli ben prima che arrivasse lo sprint decisivo per la Champions League.
Dall’arrivo di Spalletti, la squadra ha collezionato 14 vittorie, 6 pari e 4 ko in ventuno giornate per un totale di 48 punti. Da quel momento (era la decima giornata), solo l’Inter ha fatto meglio con un inarrivabile bottino di 60 punti. Il Milan ha fatto uguale, 48 punti, ed è un tipico scherzo del destino che domenica ci sia lo scontro diretto, come a voler stabilire chi sia la seconda forza del campionato. Seconda, già, perché il Napoli nel frattempo sembra nuovamente in difficoltà e chissà se venerdì contro la Cremonese si sarà rimesso in moto. L’inerzia, comunque, sembra dalla parte della Juventus che, a differenza delle altre due, vede nel secondo posto un vero obiettivo. Non tanto perché dopo lo scudetto con Sarri (2019/20) non si è mai neanche avvicinata a quel traguardo, quanto perché certificherebbe la sensazione diffusa sulla Juventus del futuro: seguendo Spalletti e le sue indicazioni, in estate si potrà costruire una rosa che punti allo scudetto il prossimo anno. Senza più nascondersi dietro al dito del «puntiamo alla Champions».






