Il gesto di uno squilibrato, una vendetta contro una sentenza o un'operazione delle forze dell'ordine, un tentativo di intimidire i magistrati.
Non viene tralasciata alcuna possibilità nell'indagine sulla matrice dell'attentato di ieri sera al palazzo di giustizia di Ivrea (Torino).
Gli accertamenti svolti nel corso della notte hanno permesso di capire che l'ordigno, dotato di una miccia, è stato lanciato verso le 21 da dietro la bassa recinzione che delimita il perimetro del complesso dividendolo da un'area parcheggio.
In quel momento in procura era presente il pubblico ministero di turno.
L'esplosione è stata forte e ha prodotto molto fumo, ma i danni vengono descritti come sostanzialmente irrilevanti.






