​PORDENONE - La vicenda del multisala di Fiume Veneto, iniziata ai primi di marzo con la comunicazione dell’azienda che preannunciava la chiusura a giugno, sembra aver trovato un esito inatteso e positivo. Dopo settimane di incertezza, fonti dell’amministrazione comunale confermano infatti il raggiungimento di un accordo che consentirà di mantenere aperta la struttura, garantendo la continuità del servizio e la salvaguardia dei posti di lavoro.

La storia parte da lontano. L’apertura del multisala, vent’anni fa, era stata salutata come un passo avanti per un territorio da sempre legato al cinema. Per molte famiglie della zona, quella di Fiume Veneto era diventata una delle poche occasioni di socialità serale, un punto di riferimento capace di intercettare un pubblico ampio, dai giovanissimi agli adulti. Per questo, la notizia della possibile chiusura aveva provocato una vera doccia fredda, tanto da dare vita ad iniziative finalizzate ad esercitare un pressing e impedire lo stop dell'attività, tra cui una raccolta di firme in calce ad una petizione indirizzata al Comune di Fiume Veneto che all'attuale proprietà. La comunicazione di ristrutturazione aziendale, arrivata all’inizio di marzo, lasciava pochi dubbi: il multisala non rientrava più tra le strutture considerate strategiche e la proprietà, Uci Cinema, valutava la sospensione definitiva dell’attività. Una scelta che appariva poco comprensibile anche alla luce dell’assenza di una reale concorrenza diretta sul territorio. Negli anni, però, la struttura aveva sofferto il cambiamento delle abitudini del pubblico, sempre più orientato verso le piattaforme digitali, e una gestione non sempre all’altezza, con sale deteriorate, schermi rovinati e problemi tecnici che avevano inciso sulla percezione della clientela. A questo si aggiungeva il quadro economico generale: negli ultimi cinque anni Uci Cinemas ha accumulato perdite consistenti, superando i 16 milioni di euro nel 2024. Nonostante alcuni interventi di rinnovo, invertire la rotta era diventato difficile. Da qui la decisione di avviare una ristrutturazione complessiva, con investimenti concentrati solo sulle sedi ritenute strategiche e la dismissione di altre, tra cui quella di Fiume Veneto.