E ora per chi votiamo? Siamo quasi un milione, noi radicali rimasti senza partito dopo la morte di Marco Pannella 10 anni fa. Nel 2019 avevamo seguito con entusiasmo Emma Bonino con Più Europa alle europee. Ma da allora le soglie di sbarramento (3% per le politiche, 4% per Bruxelles) hanno sempre impedito di eleggere deputati. I due attuali, Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova, hanno agguantato un seggio nel 2022 solo grazie ai collegi uninominali elargiti dal centrosinistra.
Per la verità i radicali dovrebbero stare al centro («estremista di centro», era definito Pannella), un’area che vale il 10%. Ma, com’è noto, i contrasti fra Claudio Calenda e Matteo Renzi hanno impedito all’ecumenica Bonino di coagulare quest’area. Cosicché il segretario Magi ha spostato Più Europa a sinistra, e su temi come l’immigrazione o Gaza all’estrema sinistra. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è statala mancata campagna per il Sì al referendum.
Una bestemmia, per i radicali da sempre garantisti. Infatti quelli raccolti nel partito radicale di Maurizio Turco - che da 40 anni non si presenta alle elezioni- sono sempre in prima fila nella battaglia contro i magistrati politicizzati: il 25 aprile protesteranno a Roma contro le “querele temerarie” che intimidiscono i giornalisti. Altri rami radicali fuori dai giochi elettorali sono l’associazione Coscioni dell’ex eurodeputato Marco Cappato, per l’eutanasia, e la Nessuno tocchi Caino di Sergio D’Elia e Rita Bernardini per i diritti dei carcerati.






