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21 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 19:36
Momenti di forte tensione nell’aula del tribunale di San Isidro, a Buenos Aires, dove è in corso il processo per la morte di Diego Armando Maradona. Durante la terza udienza, la testimonianza della figlia Gianinna ha segnato uno dei passaggi più drammatici del dibattimento, riportando al centro dell’attenzione le ultime settimane di vita dell’ex fuoriclasse argentino morto 25 novembre 2020. Gianinna Maradona è scoppiata in lacrime mentre venivano riprodotti in aula alcuni messaggi vocali del neurochirurgo Leopoldo Luque, considerato il principale imputato tra i sette accusati di omicidio. Secondo la ricostruzione della testimone, fu proprio Luque a convincere la famiglia ad accettare la degenza domiciliare dopo l’intervento chirurgico del 2 novembre 2020 per la rimozione di un ematoma subdurale.
La figlia dell’ex capitano dell’Argentina ha riferito che lei e la sorella Dalma avevano proposto un ricovero in clinica, anche contro la volontà del padre, ipotizzando un provvedimento giudiziario. Una soluzione che, a suo dire, fu scartata dopo le rassicurazioni del medico. “Ci ha manipolato, ci ha garantito che ci sarebbero state le apparecchiature necessarie per un ricovero serio”, ha dichiarato in aula, puntando il dito contro la gestione sanitaria del campione negli ultimi giorni di vita.






