Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 18:57
Per la cronaca, ha vinto Un altre home/Another Man, abile melò con protagonisti tre trentenni barcellonesi e gli interrogativi di una passione extraconiugale. Ma soprattutto, più che mai, ha vinto il Festival… Coi capelli grigi o bianchi, al Festival Lovers di Torino, cinema Lgbt, quarantunesima edizione: il che significa che se qualcuno ha cominciato a frequentarlo quando aveva vent’anni, adesso ha superato i sessanta. E siamo davvero tanti. È stato un successo di pubblico superiore a quello delle ultime edizioni.
Molti i ragazzi nello staff e nelle giurie (dovrei sempre aggiungere “e le ragazze”, ma magari lo dimentico, oppure dovrei scrivere * o le desinenze dello schwa ma non mi viene), mentre nel pubblico sono preponderanti gli over 50, del resto lo sono anche nella società. E il tema si fa sempre più strada nelle storie dei film proposti.
Nella per me splendida scena finale del film Maspalomas, che ha aperto il Festival, il protagonista 75enne si spoglia completamente nella grande spiaggia oceanica deserta dell’ultimo tramonto prima del lockdown del Covid ed entra spavaldamente nelle onde accompagnato da La stagione dell’Amore di Franco Battiato (“I desideri non invecchiano quasi mai con l’età”). Nel film che ha sorprendentemente riempito la sala grande al lunedì sera, ovvero Bookends, il protagonista quasi trentenne fugge da una crisi di coppia a New York per rifugiarsi dai nonni ottantenni in un quartiere residenziale di campagna di vecchi ebrei. Ne nasce un confronto intenso, a volte comico, a volte commovente, sull’amore, i rapporti, la memoria, il futuro. Compreso lo star vicini al nonno che comincia a dare segni de demenza senile. Ma non si tratta di un film triste.






