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Ultimo aggiornamento: 18:03
di Cristian Giaracuni
Scrivo da cittadino leccese che poco meno di due anni fa ha assistito con incredulità mista a disgusto la rielezione di Adriana Poli Bortone alla carica di sindaco e che oggi, davanti alla patetica storia del tatuaggio, si stupisce di chi si stupisce. Perché “l’Adriana”, così come viene amorevolmente appellata dai suoi fan, è esattamente quello che si è tatuato sul polso, rigorosamente, destro: il frutto avvelenato del post-fascismo.
Cresciuta nell’Msi, viene eletta per la prima volta nel Consiglio comunale di Lecce nel lontano 1967 e nel 1983 approda in Parlamento sempre sotto l’insegna della fiamma tricolore, il partito fondato dal fascista Giorgio Almirante, che la nostra Adriana non ha mai nemmeno lontanamente pensato di rinnegare. Per lei, come per tutti i suoi compagni di partito, basta un po’ di maquillage e il decisivo aiuto di Berlusconi agli inizi degli anni 90 per mettere sotto il tappeto l’inverecondo passato e occupare i gangli vitali della repubblica antifascista: l’Msi diventa An e i post fascisti diventano improvvisamente moderati, sdoganati dal Cav. e dai suoi trombettieri.







