Tra incendi e abbracci, un segno elementare prende corpo rendendo esplosiva “Big bang”, la prima mostra personale di Matteo Capriotti, ospitata dal 24 aprile al 28 giugno 2026 a Casa Vuota in via Maia 12 a Roma, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo. "Il Big Bang evocato dal titolo – spiega Capriotti – non allude tanto a un evento cosmologico quanto a un processo pittorico: il momento in cui un segno inaugura una costellazione di immagini, relazioni e possibilità di spazio. Big Bang prende forma come una riflessione sul momento originario dell’immagine, su quel punto di intensità in cui il gesto pittorico smette di essere traccia e comincia a produrre spazio. Casa Vuota diventa il luogo di questa nascita, un ambiente domestico che si trasforma progressivamente in campo di forze visive”.
Dalle “immagini instabili” alla “torsione percettiva dello spazio”
E così, ad accogliere i visitatori sono dei disegni che – nelle intenzioni dell’artista – introducono "alla condizione primaria del segno”. Capriotti racconta che “sono immagini ancora instabili. Qui la pittura non è ancora spazio: è un’apparizione”. Poi, addentrandosi lungo il percorso della mostra, “lo spazio subisce una torsione percettiva”, dichiara l’artista. “Il pavimento viene trasformato da una scacchiera che altera la geometria domestica e produce una superficie mentale, un luogo liminale in cui l’immagine sembra oscillare tra presenza e illusione. All’interno di questo campo, due opere instaurano una relazione di tensione. Da un lato un grande dipinto simula la presenza di un disegno monumentale, dall’altro, un dipinto che replica la stanza stessa la deforma in un vortice prospettico. Il segno appare e simultaneamente precipita nel mondo che lo contiene”. “Tele di diverse dimensioni – prosegue Capriotti – generano un ambiente attraversato da luci, incendi, scintille e apparizioni figurative. Tra queste emergono anche abbracci, presenze che interrompono la dimensione cosmica con un gesto umano elementare”.







