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21 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 16:30
“Il polso funziona come l’ultimo anello di una catena biomeccanica”. E così diventa l’articolazione più logorata dai tennisti. L’infortunio patito da Carlos Alcaraz a Barcellona è tutt’altro che una rarità. Lo spiega ad Adnkronos Salute Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’UniSalento e segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa): “Dati elaborati dalla Mayo Clinic indicano in modo allarmante che circa il 30% di tutte le patologie dell’arto superiore nei tennisti riguarda specificamente l’articolazione del polso“. Il campione spagnolo si è presentato in pubblico con un vistoso tutore al braccio destro, spiegando che è in dubbio anche la sua partecipazione al Roland Garros: “Il tutore è utilizzato per impedire qualsiasi movimento in grado potenzialmente di aggravare una lesione che dovrà essere monitorata con prossimi accertamenti“.
Il motivo dei frequenti infortuni al polso è appunto dovuto alla biomeccanica dei colpi, unita alla “trasformazione radicale” subita dal tennis negli ultimi due decenni, grazie principalmente ai progressi tecnologici nelle racchette, che oggi sono “significativamente più leggere, aerodinamiche e rigide”. Questi fattori, analizza Bernetti, “hanno innalzato il livello di spettacolarità, intensità e competitività del gioco”, ma hanno anche imposto “carichi biomeccanici estremi sul sistema muscolo-scheletrico degli atleti, con particolare incidenza sulle articolazioni dell’arto superiore”. E in questo contesto non vanno dimenticate le nuove impugnature, utilizzate per dare alla pallina accelerazione e rotazioni estreme.














