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Ultimo aggiornamento: 15:10
“Un linguaggio mafioso che va disprezzato”. È questo il senso dell’intervento il prefetto di Lecce, Natalino Domenico Manno, che ha criticato la premiazione al Lecce Tattoo Fest di un tatuaggio con lo schema di una clamorosa e violenta rapina a un portavalori. La polemica esplosa dopo la rassegna, patrocinata dalla Regione Puglia, si è trasformata così in un caso pubblico, come riporta il Nuovo Quotidiano di Puglia.
A scatenare la bufera è stata la pubblicazione, sui canali ufficiali del festival, delle immagini dei tatuaggi premiati. Tra questi, uno in particolare ha attirato l’attenzione: inciso sulla schiena di un giovane di Squinzano, raffigura l’assalto al portavalori avvenuto il 9 febbraio sulla Lecce-Brindisi, un episodio violento che aveva messo in pericolo civili e forze dell’ordine. L’immagine, peraltro, compariva accostata a loghi istituzionali e al brand turistico regionale, amplificando l’indignazione.
Durante un incontro sulla Costituzione con studenti e istituzioni il rappresentante territoriale del ministero dell’Interno non usato giri di parole. “Quando un soggetto, un ragazzo di Squinzano, si fa un tatuaggio, tatuandosi sulla schiena i due malviventi che hanno assaltato il portavalori sulla Lecce-Brindisi. Ecco, che valore ha quel tatuaggio? Che tipo di messaggio potremmo lanciare? Sono degli eroi?”, si interroga il prefetto. Che poi aggiunge: “Questo ci deve fare riflettere sui veri valori che noi dobbiamo trasmettere, perché non c’è assolutamente nessuna giustificazione anche per il suo momento di follia, perché soltanto un folle si può tatuare due malviventi che hanno, con armi da guerra, fatto un assalto terribile, mettendo a rischio l’incolumità e la vita di tante persone, di giovani e donne, come anche dei carabinieri finiti nel mirino di colpi di pistola esplosi ad altezza d’uomo”.







