C'è una battuta del ministro della Difesa Guido Crosetto che solo qualche giorno fa in pochi si sarebbero aspettati.
Tre parole - "Macron ha ragione" - che hanno dato il senso di un cambio di rotta. Col governo francese, quello italiano ha sempre avuto rapporti altalenanti. Ma la riunione dei volenterosi, la scorsa settimana a Parigi, ha segnato una svolta. E il vertice informale a Cipro fra i leader Ue, giovedì e venerdì prossimi, potrà consolidarla. Potrebbe cioè segnare un nuovo passo del cammino avviato dalla presidente del consiglio Giorgia Meloni con la presa di distanza da Trump, dopo gli attacchi a Papa Leone XIV. Una linea che ha portato ad un potenziale impegno dell'Italia per lo stretto di Hormuz.
Alla presentazione del libro del segretario di Azione, Carlo Calenda, Crosetto prima ha dato ragione a Macron: "Per essere liberi - aveva detto il presidente francese annunciando nuove testate nucleari - bisogna essere temuti". E infatti, ha rimarcato Crosetto: "La deterrenza non si fa a parole. Un dittatore non si ferma di fronte a un cartello". E poi il ministro della Difesa ha confermato la linea del governo. Per l'invio ad Hormuz di navi militari anche italiane servono due condizioni: la fine delle ostilità e il via libera del Parlamento. Ma attenzione, ha chiarito: "Se devo scegliere pragmaticamente", metto "in sicurezza Hormuz con una coalizione internazionale con 30 o 50 nazioni, senza un mandato dell'Onu. Lo vorrei a tutti i costi, ma magari viene bloccato dalla Russia per qualche motivo". Già nei prossimi giorni, l'operazione verrà valutata in un incontro fra i vertici militari di diversi Paesi europei. Una delle opzioni potrebbe prevedere una missione Ue sul modello Aspides nata per proteggere dagli attacchi dei ribelli houthi le navi mercantili in transito davanti allo Yemen.











