di Mario Della Cioppa*

Nei giorni scorsi Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sap Polizia, come altri rappresentanti apicali di quel sindacato ha rivolto forti critiche all’ex Capo della Polizia Franco Gabrielli, accusandolo di contestare il recente decreto sicurezza senza proporre alternative e utilizzando giudizi severi sulla sua gestione della Polizia. Parole che meritano una riflessione, non tanto per la loro durezza quanto per il piano su cui si collocano.

Quando il confronto abbandona il merito e vira sulle persone, è il segnale che il punto vero è altrove: la posizione di Paoloni sembra sovrapporsi alla linea di una precisa parte politica nel dibattito pubblico sulla sicurezza, con finalità che nulla c’entrano con la nobile attività di rappresentanza. È una collocazione che incide sulla credibilità della funzione sindacale, fondata sull’autonomia. Non può sfuggire a nessuno quanto sia delicato questo equilibrio.

Voglio dirlo con franchezza e senza ipocrisie. Questo nodo non nasce oggi. Il rapporto tra Gabrielli e il Sap ha conosciuto un momento complesso, legato al procedimento disciplinare a carico del precedente segretario, per l’utilizzo, in una trasmissione televisiva, di materiali operativi senza autorizzazione. In quella circostanza, l’intervento di Gabrielli non fu contro l’attività sindacale ma l’affermazione di un principio essenziale: la distinzione tra rappresentanza e autonomia del comando, tra visione estesa del ruolo sindacale e rispetto delle regole che presidiano l’azione di polizia.