Era piccola, con un corpicino emaciato e smunto. Rintanata accanto a un ex cassonetto della spazzatura, in fin di vita. Ma nonostante le sue condizioni chiaramente compromesse, la cagnolina sbucata dal nulla emanava una luce unica.

Quel piccolo cane senza nome sembrava essere una calamita. Non per pietà o raccapriccio, ma per la tenerezza che evocava nel guardarla, e per dignità.

Stava lì, acciambellata sul suo sacco della spazzatura, tra gli olezzi nauseabondi e l’umidità della notte. Non abbaiava. Non reclamava coccole o cibo. Era immobile e zitta, sembrava essere rassegnata al suo destino di incuria e presunto abbandono.

Margherita

Due isolati più avanti rispetto all’ex cassonetto-rifugio abitava Margherita, nome di fantasia, mia paziente.