Secondo un recente studio condotto da un team di astronomi internazionale, manca un elemento chiave che ci permetterebbe finalmente di comprendere il funzionamento dell'Universo. La ricerca, la più esaustiva finora condotta, è stata stati pubblicata sulla rivista Astronomy & Astrophysics.L'espansione dell'UniversoPer calcolare il tasso di espansione dell'Universo, o costante di Hubble, gli esperti si servono di due approcci diversi. Il primo consiste nell'utilizzare le misurazioni della della radiazione cosmica di fondo (Cmb) per prevedere quale sarebbe il tasso di espansione odierno secondo il modello cosmologico standard. Il secondo, invece, metodo consiste ne misurare le distanze di stelle e galassia nell'Universo vicino. Questi due metodi, al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, producono però risultati diversi: mentre il primo indica un tasso di espansione dell'Universo con un valore vicino a 67/68 chilometri al secondo per megaparsec, il secondo ne offre uno più elevato, intono ai 73 chilometri al secondo per megaparsec. Una discrepanza, chiamata tensione di Hubble, che, sebbene possa sembrare minima è invece di molto superiore a quanto l'incertezza statistica possa spiegare.La costante di Hubble più precisaPassando in rassegna i dati di decenni di osservazioni, i ricercatori del nuovo studio hanno ottenuto la misurazione diretta più precisa del tasso di espansione dell'Universo, riportando un valore della costante di Hubble di 73,50 ± 0,81 chilometri al secondo per megaparsec, corrispondente a una precisione di poco superiore all'1%. Per farlo, i ricercatori non si sono affidati a un singolo metodo, ma hanno creato una “rete di distanze” (Local Distance Network) che collega diverse tecniche sovrapposte per la misurazione delle distanze nell'Universo locale, che includono osservazioni di stelle variabili Cefeidi pulsanti, stelle giganti rosse con luminosità nota, supernove di tipo Ia e alcuni tipi di galassie. "Non si tratta solo di un nuovo valore della costante di Hubble", hanno commentato i ricercatori in una dichiarazione del NoirLab della National Science Foundation. "Ma di un quadro di riferimento creato dalla comunità che riunisce decenni di misurazioni indipendenti della distanza, in modo trasparente e accessibile".La tensione di HubbleQuesto approccio ha così permesso di effettuare un test cruciale, ossia di capire se la discrepanza è causata da un errore in un singolo metodo oppure no. E i risultati, in sostanza, indicano che la tensione di Hubble è effettivamente reale. "Se la tensione è reale, come suggerisce il crescente numero di prove, potrebbe indicare una nuova fisica al di là del modello cosmologico standard”, hanno precisato gli autori. Scendendo nel dettaglio, il tasso di espansione inferiore dedotto dall'Universo primordiale dipende dal modello cosmologico standard, che descrive come l'Universo si è evoluto dal Big Bang. Se questo modello è incompleto, non tenendo conto per esempio del comportamento dell'energia oscura, le sue previsioni sul tasso di espansione attuale ne risentirebbero. La tensione di Hubble, quindi, potrebbe non essere il risultato di un errore di misurazione, ma piuttosto la prova che all'attuale modello dell'Universo manca una componente chiave. Con lo sviluppo di osservatori di prossima generazione e le loro misurazioni ancora più precise, potremo determinare se la tensione di Hubble verrà infine risolta o se continuerà a indicare l'esistenza di una nuova fisica.