Cambio della guardia ai vertici di Apple: John Ternus, a 50 anni già un veterano del gruppo e dai più considerato il delfino nella gara alla successione, è stato nominato nuovo amministratore delegato, incarico che ricoprirà dal 1 settembre. Tim Cook, a 65 anni, lascia la poltrona di chief executive officer per diventare presidente esecutivo. Nel dopo mercato, il titolo Apple era in leggero ribasso dello 0,6% dopo aver guadagnato l’1% durante la precedente seduta.

Voci di una prossima transizione ai vertici dell’iconico marchio Apple si rincorrevano da alcuni mesi e Ternus era emerso come l’erede designato, ma non era chiaro quando l’azienda sarebbe stata davvero pronta ad un annuncio. E’ arrivato ora, alla vigilia della nuova trimestrale, attesa per il 30 aprile. E mentre Apple fa i conti con interrogativi tecnologici, industriali e politici che, secondo gli analisti, creano nuove dinamiche concorrenziali nell’universo tech e mediatico e richiedono nuove spinte innovative, compito Cook che alcuni critici consideravano di recente appannata.

Tra i primi interrogativi aperti c’è la difficile sfida sulla frontiera sempre più avanzata dell’intelligenza artificiale, dove Apple ha finora arrancato. Tra i secondi le complicazioni di una vasta catena di forniture e produzione sotto pressione in un clima di protezionismo e tensioni geopolitiche. I terzi interrogativi sono dominati dai rapporti con l’amministrazione di Donald Trump, con il quale Cook ha cercato di evitare frizioni, presenziando all’inaugurazione del presidente, cercando e ottenendo esenzioni dai suoi dazi e invocando una strategia pragmatica e focalizzata su «policy, not politics». Cook ha anche sollevato il sipario su un piano di investimenti negli Usa da 600 miliardi in quattro anni, nonostante come per molti altri colossi tech simili strategie appaiano men che chiare.