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Dalla “puzza di carogna” del selfie davanti alla nostra sede a un affidamento diretto del Campidoglio
Dalla “puzza di carogna” del selfie davanti alla nostra sede a un affidamento diretto del Campidoglio. Il nome è lo stesso: Mattia Tombolini, ex assistente dell’europarlamentare Ilaria Salis e patron di Momo Edizioni. Lo scatto notturno pubblicato l’altra sera su Instagram, con tanto di provocazione (“J’ho portato er curriculum”) e la chiosa sulla “puzza de carogna”, ha fatto il giro dei social e acceso la polemica. Ma il nome di Tombolini è comparso pochi mesi fa anche in un altro contesto, ben più istituzionale. Nel 2025 la sua casa editrice ha ottenuto dal Campidoglio un incarico da 7.500 euro complessivi per pubblicare i risultati del laboratorio di scrittura “Scrivo quindi sono vivo”, promosso a Rebibbia nel 2024 dall’Ufficio Giubileo delle Persone del Campidoglio e realizzato dalla stessa Momo.
Nobile scopo e cifra non esorbitante, certo. Ma la modalità dice qualcosa: affidamento diretto, un solo operatore, nessun ribasso. L’offerta presentata coincide infatti con l’importo massimo previsto. Formalmente tutto in regola. La normativa consente, sotto soglia, procedure senza gara. Ma più che una competizione, è stata una scelta, e per Momo una filiera. Questo perché la società di Tombolini si era già occupata del laboratorio di scrittura voluto e verosimilmente pagato da Roma Capitale. Che poi, nel caldo agostano, assegna gli altri 7.500 euro a Momo per la “pubblicazione degli esiti”, proseguendo il rapporto già avviato, senza alternative.






