Dalle barricate del punk rock anni '90 alle luci del festival di Sanremo. Da quando cantavano Streghe, inno femminista all'autodeterminazione, le Bambole di pezza non hanno mai smesso di urlare la propria urgenza espressiva, e ora sono pronte a portare a Firenze il loro “Club tour 2026”, il 21 aprile all'Otel, nuovo spazio per i live del Viper (ore 21, biglietti 34,50 euro). L'occasione è la presentazione dell'ultimo album 5, un lavoro che oscilla tra power ballad emotive come Resta con me - il brano sanremese – e la ribellione contro la violenza sulle donne. “Il rock è anticonformismo e ci permette di dire a chi ci ascolta che essere diversi è un valore di libertà” dicono Morgana e Dani, le due chitarriste storiche, che a cavallo del nuovo millennio fondarono a Milano il gruppo punk rock di sole donne, oggi rinnovato per tre quinti.
Dopo Sanremo 2026 si può dire che il vostro passaggio al mainstream sia definitivo. Cosa è cambiato per voi?
“In realtà lavoravamo a un'apertura già da alcuni anni, ma il nostro stile è rimasto lo stesso. A Sanremo siamo andate a fare rock portando una ballata. Quel palco ci serviva per far arrivare il nostro messaggio a chi non ci conosceva. Vogliamo occupare uno spazio che era tempo di prenderci: dopo tanta gavetta, oggi siamo professioniste che curano ogni dettaglio dello show, ma non lo facciamo solo per divertirci, è importante il messaggio. Mainstream per noi significa allargare gli orizzonti senza cambiare pelle, facendo rete con chi si sente scoraggiato da questo ambiente”.








