Dalle terapie a taglia unica alle cure su misura: il modello tradizionale basato su prescrizioni adatte a un "paziente medio", lascia spazio a un approccio personalizzato, capace di adattare diagnosi e terapie alle caratteristiche genetiche, cliniche e ambientali dell'individuo.

Lo evidenzia il dossier dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sulla medicina di precisione, che auspica, per il futuro, l'adozione di un passaporto farmacogenomico, ovvero una carta d'identità genetica del paziente.

Negli ultimi vent'anni, la ricerca ha mostrato un limite della medicina tradizionale: pazienti con la stessa patologia possono rispondere in modo diverso alle stesse cure, in base a età, genere, corporatura, caratteristiche genetiche. Da qui l'esigenza di trattamenti più mirati, in grado di ridurre terapie inefficaci o dannose. Nella pratica clinica questo si traduce nell'impiego di strumenti innovativi come bioinformatica e intelligenza artificiale. Tra gli strumenti che sono a disposizione c'è oggi anche la farmacogenomica, per analizzare le varianti del dna, diverse tra individui o popolazioni, che possono influenzare la risposta ai farmaci. Quando assumiamo una terapia, infatti, il suo assorbimento ed eliminazione, come anche l'efficacia e i possibili effetti collaterali, dipendono da proteine ed enzimi codificati dai nostri geni. Tra le prospettive, quindi, c'è "il passaporto farmacogenomico, una carta d'identità genetica del paziente che potrebbe accompagnarlo per tutta la vita" e "rappresenta una prospettiva concreta per migliorare sicurezza ed efficacia delle cure", precisa il presidente dell'Aifa, Robert Nisticò.