C’era una volta una macchinina così piccola che sembrava disegnata da un bambino con il righello storto: due posti, un muso buffo, ruote alte come trampoli e la pretesa di infilarsi ovunque, persino tra le maglie strette del traffico milanese o romano.

Si chiamava Smart Fortwo, e per un breve, felice momento degli anni Novanta parve l’oggetto più rivoluzionario dopo il cubo di Rubik. Non inquinava (quasi), non ingombrava (quasi), non era costosissima (quasi). Era la city car per chi aveva capito che il mondo stava diventando troppo grande per le nostre ambizioni di parcheggio.

Un grande ritorno

Oggi, 20 aprile 2026, la Smart torna a farci l’occhiolino. È sempre lei, la Fortwo: 2,7 metri e lo stesso raggio di sterzata record. Per ora è solo un prototipo, Concept #2, e viene presentata con bozzetti eleganti, finiture bicolore matte bianco-oro caldo, inserti in pelle, fibbie come quelle delle borsette di lusso. Il tutto firmato dal Mercedes-Benz Global Design Team, perché evidentemente la rivoluzione urbana ha bisogno di pedigree teutonico-cinese (joint venture con Geely, si sa).

Voluta dall’Italia